I 15 popoli del Fantasy

In questo articolo copriremo le origini dei popoli del Fantasy, ovvero le varie razze che si trovano nei racconti fantastici a partire dalla mitologia fino alla narrativa moderna.

Oggi conosciamo molte razze raccontate nei libri o rappresentate nei film del genere Fantasy, grazie a favole, fumetti, cartoni animati, film e video giochi piuttosto recenti.  Tuttavia bisogna cercare nella storia della narrativa per scoprire da dove vengono questi affascinanti personaggi.

La storia dei popoli del Fantasy

Sicuramente i diversi popoli del Fantasy derivano dalle razze o generi dei popoli umani e animali, che hanno ispirato la fantasia dei narratori fino a sviluppare delle autentiche popolazioni con delle caratteristiche ben definite.  Spesso le razze hanno una specie di origine comune, da cui si sono differenziate in seguito a influenze magiche o divine.  Le origini di questi popoli fantastici spesso derivano dalla mitologia greca, romana o pagana.

Quali sono i popoli del Fantasy e a quale genere Fantasy appartengono?

In questo articolo parleremo dei principali 15 popoli del Fantasy (in ordine alfabetico), analizzandone le origini e andando a scoprire alcuni degli scrittori che hanno deciso di includerli nei propri racconti. Ogni popolo rientra in un genere del Fantasy specifico, come l’High Fantasy, il Low Fantasy, L’Horror Fantasy, ecc.

DRAGHI

Il termine deriva dal latino draco (nominativo), a sua volta proveniente dal greco drakon, con l’omologo significato di serpente.  Anche correlato al verbo dèrkesthai “guardare” forse per indicare la loro vista acuta.

Nel mondo animale, alcuni rettili vengono chiamati con il termine drago, come il drago di komodo (grande lucertola); per esempio la famosa leggenda di San Giorgio e il Drago si svolgeva proprio in Africa, dove si trovano grossi varanidi.

Omero cita un “drago”, come un animale fantastico con una vista acuta, l’agilità di un’aquila e la forza di un leone, rappresentato come un serpente con zampe e ali.  Nelle Argonautiche di Apollonio Rodio è proprio un “drago” a sorvegliare il Vello d’oro (manto di animale magico).  Nella mitologia greca appare in diversi miti, come in quello del drago Ladone, padre delle Esperidi, ucciso da Eracle e posto nel firmamento nella costellazione del Draco, o del drago Pitone ucciso da Apollo.

Nel Nuovo Testamento, nell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo, una delle sue visioni riguarda un enorme drago rosso con sette teste e dieci corna, che simboleggia il diavolo.  Nella favola di Fedro La volpe e il drago, il drago appare per la prima volta come guardiano di tesori nascosti, a simboleggiare l’avarizia.

Nel 300 a.C., un misterioso fossile ritrovato a Wucheng, Sichuan, in Cina, è stato etichettato come fossile di drago e quindi si presuppone che alcuni ritrovamenti di fossili di dinosauro abbiano alimentano l’idea dell’esistenza del drago, molto importante nella mitologia cinese, celebrato come il segno zodiacale più importante.

Esistono diverse razze di drago a seconda anche del periodo storico e della zona geografica in quasi tutte le culture mondiali.

Il drago occidentale più vicino all’immagine del drago moderno è nato dal poema anglosassone Beowulf, ovvero una serpe alata, che sputa fiamme e custodisce un antico tesoro. Altra caratteristica del drago nella mitologia norrena è la sua capacità linguistica. Esso è in grado di parlare tutte le lingue, di cui si serve per mentire ed ingannare. Pare che Re Artù adottò la razza del Verme di Lambton, da Beowulf, come suo stemma. Per quanto riguarda l’Italia, la città di Terni ha assunto come suo stemma un drago, secondo una leggenda di una viverna, uccisa da un giovane locale.

Anche Tolkien nel suo Hobbit narra di un grosso drago sputafuoco che vola, attratto dai tesori custoditi nella città sotterranea dei Nani.

Molti film e videogiochi hanno utilizzato il drago come protagonista delle loro storie, da Eragon a Dungeons & Dragons e il Trono di Spade.

Il popolo dei draghi rientra nel genere High Fantasy della narrativa fiction.

Il Popolo degli Elfi - lauraschellino.it

ELFI

Tra i popoli del Fantasy, a figura dell’elfo deriva dalle tradizioni nord europee, inglese, scandinava e germanica, prima della conversione al cristianesimo. Per questo motivo, la credenza negli elfi è stata spesso etichettata come “pagana” e “superstizione” nel periodo medioevale.  Il termine sembra che originariamente significasse “essere bianco”.

Nel X secolo nell’inglese antico, gli elfi sono spesso citati nei testi medici come la causa di malessere per gli esseri umani e il bestiame, come insonnia, dolori interni e disturbi mentali.

Nella cultura medioevale nord europea, si pensava agli elfi come ad esseri dotati di poteri magici e di una bellezza soprannaturale, e che ricoprivano un ruolo di ambivalenza nei confronti della gente comune, dunque capaci di aiutare ma anche ostacolare.

Gli elfi diventarono popolari nella narrativa più recente: erano immaginati come piccoli esseri maliziosi, come in il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.  Conseguentemente anche Tolkien ne fece utilizzo nelle sue opere.

Unico luogo in Italia dove viene trovata la figura dell’elfo nella tradizione è la Sicilia.

Più recentemente la figura dell’elfo venne associata negli Stati Uniti a Babbo Natale e al periodo natalizio.

La figura dell’elfo è probabilmente ispirata da uomini di snella corporatura e grande agilità, che compiendo azioni ad altri impossibili, hanno stimolato l’immaginazione fino a creare il personaggio dell’elfo.

Nel Fantasy contemporaneo un importante esempio è legato alla saga di Geralt di Rivia di Andrzej Sapkowski in cui gli elfi vengono raffigurati di bell’aspetto e dominatori del mondo ma, in seguito all’arrivo degli umani, vittime di persecuzioni razziali.

Il popolo degli elfi rientra nel genere High Fantasy della narrativa fiction.

FANTASMI

Il termine fantasma, dal greco antico phàntasma, (phantàzo, “mostrare”), aveva il significato di apparizione, intesa come manifestazione soprannaturale, e solo con il tempo il suo significato si è ristretto a indicare l’apparizione di un defunto. Il fantasma è una figura ricorrente nella tradizione popolare e letteraria praticamente di tutte le civiltà.

Nella tradizione orientale e in quella greca e romana l’apparizione dei fantasmi non è associata al sentimento della paura, ma ad una conseguenza di morti violente o sepolture inadeguate.  Nell’induismo il suicidio porta a divenire fantasma.  Con l’avvento del cristianesimo e del timore di Dio, è nata anche la paura dell’aldilà e il timore di restare intrappolati tra i 2 mondi.

In simil modo, la speranza di un aldilà ha spinto l’immaginazione dell’uomo a creare anche questa figura, probabilmente ispirata da visioni (ombre o “orbe”) o rumori percepiti in vecchi edifici o cimiteri.

All’inizio del ‘900 alcune persone hanno iniziato a lucrare sul desiderio dei parenti a entrare in contatto con i propri parenti defunti, creando la figura del medium con sedute spiritiche, più recentemente, degli investigatori dell’occulto, ispirati dal film “Ghostbusters” del 1984.  Detto questo, è discutibile e sicuramente non scientificamente provata l’abilità di alcune persone di percepire il passato di altri.

Dal punto di vista letterario, sono molti i classici a far riferimento ai fantasmi.  Per esempio, l’Amleto di Shakespeare dei primi del 1600 riporta l’apparizione del padre morto ad Amleto, confessandogli di essere stato ucciso dallo zio.

Da non dimenticare questi grandi titoli: La casa dei fantasmi (1859, Charles Dickens), Il fantasma dell’Opera (1910, Gaston Leroux), Il fantasma di Canterville (1887, Oscar Wilde). 

Il cinema vanta di centinaia di film che raccontano di storie di spiriti, da Fantasma del 1922 a Ghostbusters (serie di film), Beetlejuice (film del 1988 diretto da Tim Burton), Ghost (film del 1990 diretto da Jerry Zucker), The Others (film del 2001 diretto da Alejandro Amenábar), Sesto Senso di M. Night Shyamalan del 1999 e Poltergeist di Tobe Hooper del 1982.

Il popolo dei fantasmi, se così di può definire, rientra nel genere Horror Fantasy della narrativa fiction.  A volte però può rientrare nel genere Low Fantasy, per via degli elementi reali e storici all’interno del racconto.

Presto affronterò il tema della figura del fantasma in un nuovo articolo (seguimi sui social per sapere quando uscirà).

FATE

Il nome fata deriva dall’altro nome latino delle parche, che è Fatae, ovvero coloro che presiedono al Fato. Si tratta di un essere magico, una sorta di spirito della natura.   Ha origine nella mitologia greca e latina dalle ninfe, spiriti magici che sembrano fanciulle e dalle parche, figlie di Zeus, che custodivano e dispensavano il destino agli uomini.

Secondo una leggenda islandese, Eva nascose i suoi figli a Dio mentre li lavava e lui la punì rendendoli invisibili, come le fate, che quindi, in questo caso, derivano da un peccato di Eva.  Secondo una tradizione popolare celtica le fate sono angeli caduti, rimasti però sulla terra.

Le prime fate appaiono nei racconti medioevali come donne ammalianti dedite all’amore, ma verranno utilizzate ufficialmente in fiabe verso la fine del Medioevo, prendendo l’aspetto classico delle dame dell’epoca, con abiti fastosi e copricapi conici. Più avanti sarà attribuita loro la bacchetta magica, che si ritrova anche nell’Odissea, con attributi divini e non solo magici.

Il termine fairy sarebbe stato adottato dalla lingua inglese come un’abbreviazione di faie-rie e utilizzato per esempio da William Shakespeare per alcune delle sue commedie, come Una notte di mezza Estate.

Nelle fiabe dei Fratelli Grimm e di Andersen appaiono descritte così e anche nella fiaba Pinocchio di Collodi. 

La figura della fata è sicuramente ispirata da donne sagge e caritatevoli, che aiutando gli altri con la propria bontà d’animo, hanno stimolato l’immaginazione delle persone fino a creare il personaggio in questione.

Il popolo delle fate rientra nel genere High Fantasy della narrativa fiction.

FURIE e BANSHEES

Le Erinni sono, nella religione e nella mitologia greca, le personificazioni femminili della vendetta soprattutto nei confronti di chi colpisce la propria famiglia e i parenti. Meglio conosciute, secondo la mitologia romana, come Furie.

Nella maggior parte delle versioni le Erinni erano tre sorelle: Aletto, Megera e Tisifone.  Venivano rappresentate come divinità femminili, nere, con la bocca spalancata nell’atto di cacciare urla terribili, con serpenti invece di capelli, recanti in mano torce o fruste che usavano per torturare e vendicare i delitti, soprattutto quelli compiuti contro la propria famiglia.  Sono chiamate anche Dire da Virgilio nell’Iliade.

Molto popolari nel periodo medioevale, Dante le menzionò nella Divina Commedia, includendo anche Medusa.  Citate anche da Marcel Proust in All’ombra delle fanciulle in fiore, inoltre nell’opera Ercole sul Termodonte di Antonio Vivaldi e nell’opera teatrale Riunione di Famiglia di T.S. Eliot.

Le furie sono state menzionate in diverse serie TV e film, come Hellboy di Mike Mignola e in videogiochi come God of War e Hades.

Simili, anche se di origine completamente diversa, sono le Bashees, appartenenti alle leggende irlandesi e scozzesi, sono fantasmi femminili legati alla famiglia che non potrà liberarsene fino alla morte di tutti i membri.  Si manifesterebbero solitamente nelle ore notturne con urla orribili, che starebbero a significare un prossimo lutto nella famiglia. Solo i membri della famiglia al quale è legato possono sentire il suo orrendo canto e, nonostante la natura spaventosa di questo spettro, il suo unico scopo è di proteggere la famiglia al quale è legato dai nemici esterni. Appaiono molto raramente e sono stati descritti come spiriti di donna con occhi luminescenti verdi e dai tratti scheletrici.

Sia le Furie che le Bashees sono probabilmente ispirate dalla sofferenza legata al lutto in famiglia e al dolore che ne consegue.

Il popolo delle furie rientra nel genere High Fantasy della narrativa fiction.  Mentre le Banshees rientrano nel genere Low Fantasy perché generalmente legate a racconti storici.

FOLLETTI

Il folletto, originariamente conosciuto come Lutin, arriva dalle tradizioni popolari di alcune regioni della Francia.

Nel corso del Medioevo i lutin appaiono in alcuni scritti con le caratteristiche che restano conosciute nella nostra epoca. Gli abitanti dei villaggi cercavano di ingraziarseli oppure di allontanarli.  Oltre che per le sue dimensioni ridotte, il lutin è conosciuto per essere dispettoso, capace di tramutarsi in oggetti, piante o animali e rendersi invisibile. Può anche essere benevolo ma altamente suscettibile, ossessionato dalle donne, si occupa del focolare e delle stalle. Il loro mito verrà poi portato dai coloni francesi in America del Nord.

Il folletto generalmente appare nelle favole.  “Gli gnomi e il ciabattino” dei fratelli Grimm ne è l’esempio più famoso.

Il popolo dei folletti rientra nel genere High Fantasy della narrativa fiction.

Il Popolo dei Lupi Mannari - lauraschellino.it

LUPI MANNARI/ LICANTROPI

Tra i popoli del Fantasy, “Licantropo” viene dal greco lýkos, “lupo” e ánthropos, “uomo”. “Lupo mannaro” deriva dal latino volgare lupus hominarium, cioè “lupo umano”.

Nell’Antico Egitto era presente una divinità teriomorfica con caratteristiche sia umane sia canine: il dio Anubi.

Nell’Antica Grecia, Zeus è un appassionato mutaforma e più volte si serve della sua facoltà per sedurre donne mortali eludendo la sorveglianza della moglie Era. Nel suo repertorio di trasformazioni vi è anche quella in lupo.   Un altro esempio è Febo, insieme a sua sorella Artemide, viene partorito da Latona, trasformata in lupa.  Licaone, invece, re dei Pelasgi, fonda sul monte Liceo la città di Licosura, la prima città di questo popolo. Un giorno dette ospitalità a un mendicante ma, per burlarsi di lui, lo sfamò con le carni d’uno schiavo ucciso.  Il mendicante, che era in realtà Zeus travestito, si indignò per il gesto sacrilego, e dopo aver fulminato i suoi numerosi figli lo trasformò in lupo, costringendolo a vagare per i boschi in forma di bestia.

Presso gli etruschi è Ajta a incarnare in qualche modo le sembianze del mannaro; il dio etrusco degli inferi ama portare un elmo di pelle di lupo, che lo rende invisibile.

Nell’antica Roma, Gaio Petronio Arbitro nel frammento LXII del Satyricon (novella di Nicerote) scrisse la prima novella in cui appare un licantropo.  Alle origini di Roma ci sono Romolo e Remo, cresciuti da una lupa.  Inoltre, il 15 febbraio si svolgeva la cerimonia dei Lupercali, in onore del dio Luperco (identificato dai Greci con il loro Pan), nel corso della quale il sacerdote, vestito da lupo, passava un coltello bagnato di sangue sulla fronte di due adolescenti.

Nelle tradizioni del Nord Europa compaiono figure di guerrieri, uomini e donne, consacrati a Odino, i berserkr, che nella furia della battaglia si diceva si trasformassero in orsi, mentre gli úlfheðnar si tramutassero in lupi.  Fenrir è il prototipo del lupo mannaro scandinavo. È uno dei tre mostruosi figli di Loki, il dio vichingo degli inganni. Fenrir non è un lupo mannaro vero e proprio, perché non può trasformarsi e si presenta sempre in forma di lupo.  I lupi mannari propriamente detti compaiono anche nell’epica vichinga, in particolare nella saga dei Volsunghi.

Nel Medioevo si completa l’opera di demonizzazione del lupo, che viene visto come servo delle streghe (il mannaro è una loro possibile incarnazione). I lupi erano visti come vicini a Satana, e talvolta venivano fatti dei veri e propri roghi di queste bestie, a fianco di sventurati accusati di stregonerie o eresia.

Probabilmente, la licantropia clinica, una rara sindrome psichiatrica, che spingeva le persone ad atteggiamenti da lupo durante particolari condizioni (come le notti di luna piena) ha ispirato molte delle leggende.

Il primo autore ad associare la trasformazione alle fasi lunari è stato presumibilmente Gervasio di Tilbury, uno scrittore medievale.

The Werewolf of Paris (1933) di Guy Endore fu il primo romanzo a rendere la legenda del licantropo popolare, creando l’idea del lupo mannaro che oggi tutti conosciamo, legata alla maledizione e al contagio tramite morso infetto.

Anche nel caso del lupo mannaro abbiamo il romanzo contemporaneo Twilight di Stephenie Meyer a rappresentarlo.

Il popolo dei lupi mannari rientra nel genere Horror Fantasy della narrativa fiction.

Il Popolo dei Maghi - lauraschellino.it

MAGHI / STREGHE

Mago ha origini dal termine greco magos, cioè “sapiente”, riferito specificamente ai Magi, re-sacerdoti dello Zoroastrismo tipici dell’ultimo periodo dell’impero persiano.  Nel periodo romano le pratiche magiche vennero considerate dai vertici dello Stato romano come “veleni del corpo e della mente”. Cicerone attribuì a Vatinio opere nefande come evocazioni di spiriti inferi e infanticidi.

La figura della strega arriva dal mondo pagano pre-Cristiano, a volte impiegato per definire un semplice sperimentatore di erbologia, cristallomanzia e stregoneria.  A partire dalla metà del XVIII secolo l’esistenza delle streghe fu messa in discussione, giudicate frutto della superstizione ed iniziarono a essere associate al demonio, bruciate vive perché accusate di fare del male, mentre queste donne si dedicavano allo studio delle erbe e a curare i malati.

In Occidente la figura del magus diventò popolare durante il Rinascimento, in cui la magia, ritenuta l’applicazione pratica dei principi della filosofia naturale, unendo scienza, arte e sperimentazione.

Nel periodo romano, tra gli scrittori più celebri a fare le spese del clima di intolleranza legislativa verso i maghi vi fu Apuleio, costretto a difendersi nel suo De Magia.  Invece, per i filosofi rinascimentali, il mago era in definitiva un «uomo universale», esperto di tutti i rami del sapere, specialmente di astrologia, alchimia, numerologia, medicina, fisica, filosofia, occultismo, ecc. Marsilio Ficino e Pico della Mirandola ne furono i principali rappresentanti, sebbene per paura di persecuzioni da parte delle autorità, non lo ammisero pubblicamente.

Sicuramente chi era in grado di guarire o di risolvere problemi creduti irrisolvibili, veniva considerato come una persona con abilità sovrannaturali.  Fin dall’inizio dei tempi, tutto ciò che non veniva compreso dalla mente umana veniva generalmente spiegato con la magia o con l’intervento divino.

Nella letteratura, il mago è una figura ricorrente.  Tra i principali titoli abbiamo l’Orlando Furioso di Ariosto, Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, La tempesta di Shakespeare, Il Meraviglioso Mago di Oz di Baum, Il Signore degli Anelli di Tolkien, Harry Potter di J. K. Rowling.

Inoltre, la maggior parte dei giochi di ruolo fantastici includono la figura del mago.

Il popolo dei maghi rientra nel genere High Fantasy della narrativa fiction.

NANI/ GNOMI

Tra i popoli del fantasy ci sono i popoli più antichi dell’Africa centrale ovvero i pigmei, di cui si narra già a partire dall’antico Egitto.  Il termine “pigmeo” deriva dal greco che significa “alto un cubito” che i Greci usavano per riferirsi a un leggendario popolo di nani, che abitava a sud dell’Egitto, a quanto pare spesso in guerra contro le cicogne che devastavano i loro campi.  La loro caratteristica fisica legata alla bassa statura ha sicuramente influenzato la figura del nano o gnomo.

Nella mitologia greca il dio Telesphorus, dio della cura e della salute, viene dipinto come un nano con un cappello in testa. Appaiono invece nella mitologia greca come esseri demoniaci.

Nella tradizione scandinava lo gnomo deriva dalla leggenda scandinava del Dio Odino che uccise un gigante da cui emersero dei vermi che gli dei trasformarono in gnomi.  Nella letteratura appaiono a volte come essere malefici, ma nel 1800 i fratelli Grimm li rappresentarono in alcune delle loro storie come esseri bonaccioni, protettori dei bambini.

Sicuramente le persone di bassa statura tra di noi dall’inizio dei tempi, hanno ispirato il personaggio del nano o dello gnomo, spingendo a fantasticare sull’esistenza di un intero popolo.

J.R.R. Tolkien in entrambi i capolavori The Hobbit e The Lord of the Rings tra il 1937 e il 1954 narra dei popoli dei nani, addirittura protagonisti nel primo libro insieme agli Hobbit, anch’essi di bassa statura, ma più simili a bambini rispetto ai nani, dalla corporatura robusta e spesso barba folta.

Il popolo dei nani rientra nel genere High Fantasy della narrativa fiction.

NINFE

Nella mitologia greca, le ninfe, dal greco antico nymphē (“fanciulla, sposa”) e dal latino nympha, sono divinità femminili minori legate alla natura. Erano immortali come le altre dee, ma a differenza delle altre dee greche, le ninfe venivano generalmente considerate personificazioni della natura, tipicamente legate a un luogo, boschi, ai monti, alle acque, alle sorgenti e agli alberi.

Le ninfe erano rappresentate come fanciulle bellissime, dalle vesti leggiadre ornate di fiori.  Sono protettrici della natura e delle giovani coppie.  Le leggende parlano dei loro amori con diversi dei, ma anche mortali e da loro nacquero molti semi-dei ed eroi.

Questa figura è probabilmente ispirata dalle fantasie di uomini innamorati di giovani fanciulle, ritenute irraggiungibili.

Tra le ninfe più famose ci sono Eco, punita da Era; Euridice, moglie di Orfeo; Calipso, dall’Odissea e le Naiadi. In tempi più recenti sono state associate a comportamenti sessuali più spinti.  Per esempio, la ninfomania, malattia sessuale, prende il nome proprio dalla ninfa.

Molti dipinti e sculture furono dedicati a queste creature, ma appaiono anche in molti romanzi.  Nel suo romanzo Lolita (Nabokov) Vladimir Nabokov inventa il termine ninfetta.  Nei libri di Licia Troisi le ninfe sono bellissime ragazze fatte d’acqua. Nei romanzi delle Cronache di Narnia sono divinità della natura: sono quindi graziose ed esili, abitanti delle fonti (Naiadi) e degli alberi (Driadi e Amadriadi).  Nei libri di Geronimo Stilton esistono le Ninfe dei boschi. In Paranormalmente, libro di Kiersten White, una dei protagonisti è l’equivalente di una ninfa: dimora in un lago, è fatta solamente d’acqua e pratica la magia.

Nei libri di Rick Riordan, ovvero Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo e poi, in seguito, Eroi dell’Olimpo, vi sono diverse apparizioni di ninfe, spesso interagenti e aiutanti dei personaggi protagonisti.

Il popolo delle ninfe rientra nel genere High Fantasy della narrativa fiction.

ORCHI/ GOBLIN

Nella mitologia romana, “Orco” è il dio degli Inferi, spesso identificato con Ade nella mitologia greca, associato al regno dei morti e al mostro Cerbero.  Il termine “orco” infatti ha origini greche (“òrchos” = luogo chiuso).  Boccaccio per esempio utilizza questo stereotipo.  L’orco come mostro divoratore di uomini è documentato in italiano fino dal XIII secolo da grandi scrittori come Jacomo Tolomei (1290), Fazio degli Uberti (1367) e Ludovico Ariosto.

Traendo spunto dalla tradizione italiana, Charles Perrault introdusse alla fine del XVII secolo il prototipo di quello che sarebbe poi diventato l’orco tradizionale delle fiabe. Si tratta di un uomo gigantesco, dall’aspetto di un bruto, spesso peloso, muscoloso, barbuto e con il ventre prominente, armato di un pesante bastone, dall’intelletto limitato per cui l’eroe della storia sfrutta questa sua debolezza per sconfiggerlo.

La figura dell’orco è sicuramente ispirata da uomini di alta statura e grossa corporatura, che intimidendo gli altri con il loro aspetto, hanno istigato l’immaginazione popolare.

Nella narrativa Fantasy contemporanea l’esempio più conosciuto è quello degli orchi di J. R. R. Tolkien, da cui sono poi derivati molteplici film e videogiochi, come Warcraft.

Il goblin, invece, è più legato alla tradizione germanica, etimologicamente derivato da una storpiatura della parola tedesca “Coboldo” (Kobalt o Kobold).  Detto questo, Jacob Grimm (1785 – 1863) fece riferimento ad una storpiatura del greco “Kobalos“ che significa “furfante, mascalzone“.

Apparso per la prima volta nel periodo medioevale, è caratterizzato da uno spirito dispettoso, un ladro malvagio e bestiale. Spesso i goblin hanno anche poteri magici. Sono alquanto bassi e gracili, ma la loro forza risiede nel numero. Altro elemento comune è un grande interesse per l’oro e gli oggetti preziosi.

Anche il goblin si può trovare nelle opere di Tolkien e più recentemente in vari videogiochi come Dungeons & Dragons, in cui i goblin e le creature correlate sono mostri.

Tra i popoli del Fantasy, quello degli orchi e quello dei goblin, rientrano nel genere High Fantasy della narrativa fiction.

Il Popolo delle Sirene - lauraschellino.it

SIRENE

La Sirena dal greco Seirḗn, rappresenta nella mitologia greca una creatura per metà donna e per metà uccello, inizialmente, e, successivamente, pesce.  Il canto melodioso delle sirene ammaliava i naviganti e provocava naufragi.

Nell’Odissea di Omero, le Sirene incantano i marinai, obbligandoli a sbarcare sulla loro isola dove moriranno.  Ulisse, facendosi legare ad un palo e facendo tappare le orecchie ai suoi marinai con la cera, riesce ad ascoltare il loro canto senza cadere nel tranello.  Sconfitte da Ulisse e da Orfeo, prima ancora, furono trasformate in scogli.  La sirena più famosa fu Partenope, che diede il nome all’attuale città di Napoli, insieme alle sorelle Leucosia e Ligea.  Le 3 fanciulle erano state trasformate in Sirene da Demetra per vendicare il rapimento di sua figlia Persefone da parte di Ade, dio degli Inferi.

All’interno della St. Senara’s Church del XII secolo, a Zennor (Cornovaglia), si trova una scultura lignea in altorilievo, sul lato di una sedia.  Secondo la leggenda locale, La sirena di Zennor fu attratta dal canto di un corista di nome Mathew Trewhella, ed ogni domenica essa si sedeva in fondo alla chiesa, incantata dalla sua bella voce. Un giorno, si dice che lo portò al piccolo ruscello che sfocia in mare nelle vicinanze. Mathew Trewhella non fu mai più visto. Nelle calde serate estive, a piedi nella pittoresca insenatura “Mermaid Cove“, si dice che si sentano i due amanti cantare insieme attraverso il fragore delle onde che si infrangono.

Nella fiaba La Sirenetta di Hans Christian Andersen del 1837, la protagonista decide di rinunciare alla sua bellissima voce e ai suoi magnifici capelli per poter diventare donna e avvicinare il principe di cui si era innamorata, ma non potendola riconoscere, il principe la ignora, spingendo la povera Sirenetta al suicidio.

La figura della sirena è probabilmente ispirata dal mare e dalle immagini e suoni percepiti durante i lunghi viaggi, istigando così l’immaginazione popolare.

Tra i popoli del Fantasy, quello delle sirene rientra nel genere High Fantasy della narrativa fiction.

TROLLS

Il troll nella mitologia scandinava è una creatura umanoide che vive nelle foreste dell’Europa settentrionale, presente anche nella tradizione folcloristica anglosassone.

Il troll è descritto come una creatura ruvida, pelosa e rozza, dotata di un grosso naso e a volte di una coda pelosa, con solo quattro dita per ogni mano o piede.

Generalmente si trovano nel folclore del Nord Europa due tipologie di troll: uno di dimensioni gigantesche e dal comportamento maligno (simile a un orco), figura poi ripresa da Tolkien per le sue opere, e uno di dimensioni umane e dal comportamento benevolo. La leggenda racconta che i troll rubassero i bambini mentre dormivano sostituendoli con un changeling, ovvero un cucciolo di troll. La leggenda serviva a giustificare la nascita di figli deformi.

Tra i popoli del Fantasy, si possono trovare i troll dei laghi e dei torrenti, i troll di montagna o i troll di caverna.

La figura del troll è simile a quella dell’orco, sicuramente ispirata da uomini di alta statura e grossa corporatura, probabilmente di basso rango, che intimidendo gli altri con il loro aspetto e atteggiamento, hanno istigato l’immaginazione popolare.

Nell’Hobbit di Tolkien i troll vengono descritti come dei giganti rozzi e sporchi che girovagano nella foresta di notte perché, quando esposti al sole, diventano di pietra.  Anche in Harry Potter e la Pietra filosofale il troll appare come una creatura di taglia enorme, pericolosa ma soprattutto stupida.  Nel videogioco  Gord il miserabile, i troll sono degli esseri altamente malvagi, capaci inoltre di rigenerarsi.

Il popolo dei trolls rientra nel genere High Fantasy della narrativa fiction.

VAMPIRI

Il vampirismo esiste da millenni nella maggior parte delle antiche civiltà dalla Mesopotamia, Grecia, Roma nella forma di demoni o spiriti che si nutrivano del sangue delle proprie vittime.  La legenda dei vampiri moderni si sviluppò però nel sud-est europeo, la cui etimologia probabilmente deriva dal serbo vampir. 

La parola vampiro è presente nel dizionario filosofico di Voltaire. Fu il romanzo Il vampiro di John Polidori (1819) a instaurare la carismatica figura del vampiro che influenzò le opere vampiresche del XIX secolo, soprattutto la più famosa, ovvero Dracula di Bram Stoker del 1897.

Stoker attinse informazioni per la sua narrazione dalla leggenda di Vlad III di Valacchia, del 1431, principe della Romania, detto l’Impalatore, e conosciuto come Drăculea (che significa figlio del drago) italianizzato in Dracula, figlio di Vlad II Dracul (demonio in rumeno) membro dell’Ordine del drago, fondato per proteggere il cristianesimo.  Vlad era un guerriero feroce e sanguinario, famoso per la sua predilezione all’impalamento dei nemici sul campo di guerra, ma rispettato dal popolo per aver difeso valorosamente la Romania dagli invasori.   La sua origine è in Transilvania, ma il suo vero castello è in rovina e quello visitabile dai turisti fu costruito dai sassoni.  Si pensa che il suo atteggiamento spietato e sanguinario sul campo di battaglia abbia istigato leggende associandolo al vampirismo.  Il suo nome, d’altra parte, era già associato al demonio.  L’episodio che probabilmente lo associò definitivamente al vampirismo fu quando ad un banchetto dopo aver fatto impalare i boiardi che avevano tramato contro di lui, fu visto dai servi intingere il pane nel sangue dei nemici.

I film dedicati alla figura del vampiro sono moltissimi a partire da Nusferatu degli anni 1920, poi rifatto da Klaus Kinski nel 1979, fino a film cult come quelli di Bela Lugosi, che aveva preso a cuore l’interpretazione del personaggio di Dracula, fino al punto di dormire in una bara (così narra la leggenda).  Negli anni 1960 i film di Christopher Lee spiccano per la sua grande interpretazione. Più recentemente spicca il grande film “Intervista con un Vampiro” interpretato da  Tom Cruise, Brad Pitt, Antonio Banderas, Christian Slater. tratto dal primo romanzo delle Cronache dei vampiri di Anne Rice del 1976.   Da menzionare i film cult The Hunger con David Bowie (con la splendida colonna sonora di “Bela Lugosi is dead” dei Bauhaus) e la saga di UnderworldDracula di Francis Ford Coppola e la Saga di Twilight di Stephenie Meyer hanno trasformato la figura del vampiro in un personaggio romantico.

Molte sono state le serie TV a partire da Buffy The Vampire Slayer degli anni 1980 a Vampire Diaries degli anni 2000.

Tra i popoli del Fantasy, quello dei vampiri rientra nel genere Horror Fantasy della narrativa fiction.

ZOMBIES

L’origine dello zombie è legata alla cultura voodoo di Haiti e alle tradizioni africane. Il termine “zombie” ha origini haitiane e si riferisce a uno spirito evocato che si incarna in un cadavere. Il termine stesso deriva da “nzambi”, che significa “spirito” in alcune lingue bantu.

Il mito degli zombi ha avuto origine ad Haiti nel XVII e XVIII secolo, quando gli schiavi africani venivano sfruttati nelle piantagioni di zucchero.  Secondo la cultura voodoo, gli zombi sono persone che hanno perso il libero arbitrio a causa di pratiche magiche eseguite da stregoni oppure che gli zombi siano creati attraverso rituali che coinvolgono l’evocazione di spiriti che si incarnano in cadaveri.  Più recentemente, lo zombie diventa frutto di esperimenti scientifici e il contagio avviene quando una persona viene morsa e uccisa dal contagiato.

Lo zombie appare per la prima volta nel film L’isola degli zombies (White Zombie, 1932) di V. Halperin, ma ancora nella sua veste originale legata alla tradizione della magia nera haitiana

Negli ultimi 30 anni, la figura dello zombie è stata utilizzata per moltissimi film horror e video giochi. La figura dello zombie ha influenzato molto la scena musicale, partendo dal video clip Thriller di Michael Jackson del 1982 fino ad arrivare a band metal, come White Zombie.

Tra i capolavori del genere ricordiamo Richard Matheson con il suo libro Io sono leggenda (1954), World War Z di Max Brooks, 2007 e Cell di Stephen King, 2006.

Tra i popoli del Fantasy, quello degli Zombie rientra nel genere Horror Fantasy della narrativa fiction.

Il racconto Fantasy ed i suoi popoli nel 2025

In ogni romanzo di genere Fantasy si fa riferimento ad uno o più dei popoli del Fantasy menzionati in questo articolo, in tempi più recenti modificati o “modernizzati” per riflettere i cambiamenti delle credenze e i riferimenti storici sempre più legati alla cinematografia.

Gli stereotipi del Fantasy sono regole importanti da seguire per la narrativa del genere, ma può essere molto interessante l’introduzione di nuovi elementi che possano offrire nuove angolazioni e interpretazioni al lettore di oggi per coinvolgerlo in una lettura contemporanea e quindi più vicina al suo mondo.